Stavo riflettendo su quanti sceneggiatori italiani si siano trovati a scrivere più di un "numero uno" di una nuova serie in formato quaderno (un Bonelli o un Bonellide insomma) e mi sono reso conto che è un club piuttosto esclusivo.
"Figo" direte voi.
Figo un corno, dico io.
Il primo albo di una serie "all'italiana" è una rogna mica da ridere.
Devi introdurre il personaggio.
Devi definire il mondo che lo circonda.
Devi introdurre i comprimari.
Devi dare le linee generali della serie, montare una trama generale e, nel contempo, devi pure costruire una storia che stia in piedi anche da sola.
Ma, soprattutto, devi chiudere e aprire al tempo stesso... ovvero devo tirare le fila del tutto, mettendo ogni suo pezzo al suo posto e aprire lo scenario per le storie che verranno.
E' una coperta troppo corta.
Se ti dedichi troppo al personaggio, rubi spazio alla storia del numero in quanto tale.
Se dai troppo spazio ai comprimari, togli il protagonista (o i protagonisti) dalla luce dei riflettori di cui tanto abbisognano nel primo albo.
Se dedichi troppo spazio a costruire quello che verrà, poi non hai abbastanza spazio per costruire quello che c'è... e la storia sembrerà vuota.
Se non costruisci una buona storia autonoma, rischi di creare un albo introduttivo che ha senso di esistere solo in funzione di quello che verrà.
Dai troppo spazio alle caratterizzazioni? Hai meno spazio per l'azione.
Non è una cosa che riguarda solo i fumetti, sia chiaro.
Anche le serie televisive hanno lo stesso problema... però la distanza che separa il primo episodio di un serial tv dal secondo, è di una settimana. Per il fumetto, in media, si tratta di un mese. E questo fa la differenza.
Al mio terzo tentativo mi sto facendo un mucchio di problemi in più che nei casi precedenti.
Per "JD" avevo dalla mia l'arroganza della mia gioventù.
In pratica, ero un irresponsabile.
E tutto sommato mi è andata bene. Il primo numero di "JD" racconta un mucchio di roba e ha un buon ritmo. Paga qualcosan el finale (affrettato e non proprio sobrio) ma, tutto sommato, non lo farei diverso.
Per "Detective Dante" il discorso è diverso.
Ero alla ricerca di una maniera per riportare alcune sensazioni "da videogioco" in un fumetto e questo mi ha fatto perdere di vista le cose importanti. Certo, il personaggio è introdotto e c'è pure un comprimario ben definito, ma la storia è debole e un puro pretesto per muovere l'azione.
Il primo numero di Dante proprio non mi convince.
Ora, con quello che -per il momento- chiameremo "M-65", le cose sono diverse.
Ho in mano un'idea forte come non mi capitava dai tempi di JD.
E' molto strutturata ma so cosa ci deve essere e cosa no.
Il problema è che molti elementi secondari proprio non potranno trovare spazio nel primo numero e dovranno essere introdotti nel secondo.
E che sto bruciando un mucchio di spazio per colpa di quelle dannate doppie splash page.
Vado a scrivere, che tra JD, DYD e M-65 ho un mucchio di lavoro davanti.